martedì 18 marzo 2014

Preveggenza

Venerdì mattina, in Studio.

- Buongiorno, sono il vostro cliente XX. Volevo delle  informazioni sulla nuova legge.
- Quale nuova legge, scusi?
-  Quella sulle assunzioni. Sa, lunedì scade il tempo determinato di un nostro lavoratore e devo sapere cosa mi conviene fare.
- Lei parla del Decreto legge in uscita? Ma non c'è stato l'altro ieri il consiglio dei ministri? No perché il testo noi non l'abbiamo ancora visto, credo che debba essere ancora pubblicato...
- Eh, ma a me scade lunedì!

Se vuoi però chiamiamo Renzi e gli chiediamo direttamente cosa hanno scritto, va bene?

martedì 28 gennaio 2014

Tu

Tu, collega di scrivania, che in una mail a un cliente scrivi "dite hai lavoratori" con l'acca

Tu, che ti manca solo la tesi, ma da quanto convivi non hai mosso un sopracciglio per finire l'università

Tu, che quando rispondi al telefono vai in panico se non capisci chi parla, e cerchi solo di passare la telefonata a qualcun altro

Tu, che quando chiami i clienti per informarli della scadenza di un contratto di lavoro dici "a fine mese scade il lavoratore"

Tu, che non sai cosa sia una agenzia interinale perché non ne hai mai avuto bisogno, e tieni sotto mano un post-it con scritto "interinale"  altrimenti non ti viene la parola

Tu che sei apprendista, ma nell'ultimo anno non sei migliorata di una virgola

Tu, che hai sempre qualcos'altro da fare quando è il momento di archiviare, e guarda caso lo faccio sempre io

Tu che oggi, quando la titolare ti ha fatto notare che sbagli i congiuntivi, hai prima detto "Ho preso da mia madre", e quando ti hanno risposto "non dare la colpa agli altri, poi tua madre non è andata al liceo" hai risposto con sarcasmo "allora andrò a scuola di congiuntivo".
E la titolare ha risposto "te lo dico perché un giorno, quando lo Studio sarà tuo, se sbagli i congiuntivi con i clienti farai brutta figura".

Sì perché la titolare è tua zia e il fondatore dello Studio era tuo nonno.

E adesso  chiediamoci se la meritocrazia è un valore.

giovedì 2 gennaio 2014

La strada

Quando è iniziato, a settembre, il mio nuovo-vecchio lavoro, con un contratto a tempo indeterminato in tasca (indeterminato! ahahah!), ho avuto per un attimo un po' d'ansia.

La vertigine di varcare la porta a vetri del palazzo dell'ufficio e pensare che l'indeterminatezza è ripetere questo gesto x volte, per x anni.

Mi sentivo arrivata, quando per un sacco di tempo sono stata alla ricerca.
Mi sentivo che avevo raggiunto la meta. E se poi non mi piaceva? E se poi a stare qua non scoprissi mai che nel mondo là fuori c'è di meglio? (e se non riuscissi a far pace con la consecutio temporum, ma questa è un'altra storia).
Non tutto è detto, certo. Esiste il mobbing, o la chiusura attività, per tornare subito on the road. Però devo fare i conti con la situazione attuale: un lavoro che mi piace, in un posto che mi piace, con un contratto senza fine.

Lo smarrimento è passato presto.
Mi sono imbarcata in un nuovo progetto.

E così, oltre al lavoro, due bimbe e un cane, c'è qualcosa d'altro, di cui non parlerò - per adesso.
Così vi tengo legati al blog fino alla rivelazione :-)

Quello che volevo scrivere è che avere un nuovo obiettivo mi distoglie dalla sensazione di "stop" che mi prendeva i primi giorni.

Anche se non so bene cosa scrivere adesso nel blog.
Ne dovrò aprire un altro.




giovedì 19 dicembre 2013

Lo stage dei record

Voi giovani e brillanti laureati in Giurisprudenza, su, che fate lì a perder tempo su internet?
Vi aspetta uno stage presso l'ufficio giudiziario!
No, no, non retribuito, che pretese.
E della durata di... 18 (diciotto) mesi.
Diciotto mesi sono un'eternità, ma se lo chiede il ministero della Giustizia, chi siete voi per tirarvi indietro?
Al termine, ricchi premi e la possibilità di far valere lo stage nei concorsi pubblici.
Se non vedete l'ora, o se non credete alle mie parole, ecco il link alla notizia.

martedì 12 novembre 2013

Diritto di sciopero

Venerdì c'è sciopero anche a scuola di mia figlia.
Si entra un'ora dopo, si esce un'ora prima, non c'è il pasto: quindi i bimbi devono uscire alle 12 e rientrare alle 14, per poi uscire alle 15.
Ergo, nessun bimbo rientrerà.
Poi mi è sporto un dubbio: come, devono uscire? Le maestre ci sono, entrano alle 9 o escono prima, e quindi mia figlia, con qualcosa portato da casa, non può restare?
Scoperto l'arcano: sì, si può fare. Diciamo però che, invitando i genitori a ritirare i figli all'ora di pranzo, con un'ora di sciopero la maestra si "porta a casa" una giornata di non-lavoro.

Care maestre, lo sciopero è un diritto sacrosanto. Mi tornava alla mente con forza quando cercavo le parole per spiegarlo alla pupa quattrenne ("le persone non sono d'accordo con le regole, e allora protestano tutte insieme").
Però uno sciopero contornato da "furberie", come anche la classica proclamazione a ridosso del week-end o magari del ponte, assomiglia poco a una protesta, e un po' troppo a un giorno di vacanza.

lunedì 11 novembre 2013

L'anno scorso

L'anno scorso mi sono rotta un braccio, mi ha detto una mamma della scuola materna. Però sono andata a lavoro lo stesso.

Ah, dico io, ma era il sinistro?

No, il destro, ma io lavoro quasi solo col mouse, ho imparato a usarlo con la mano sinistra. Facevo dei movimenti tutti goffi, ma ho la scrivania grande e riuscivo lo stesso.
Sai, c'era appena stato il terremoto e c'era molto bisogno in ufficio. E poi i colleghi che non avevano più la casa venivano lo stesso a lavorare, e pensavo, cosa vuoi che sia un braccio rotto rispetto a essere senza casa?

venerdì 18 ottobre 2013

Oggi mi invento...

Nel mio Studio fanno consulenza del lavoro, e quindi capita di ricevere telefonate di questo tipo.

- Ciao, sono Etxtebarria di "Pizza & Kebab".

Penso: ma perché tu che vieni dall'America latina hai aperto un Kebab in Pianura Padana, poi? Come se un romagnolo andasse in Francia ad aprire un ristorante texano. Boh.

Dico: - Ciao, dimmi tutto.
- Vorrei assumere uno a progetto, ma prima volevo sentire se era possibile.

Penso: se ti viene il dubbio, di sicuro la stai per sparare grossa. Dai contratti a progetto escono sempre le invenzioni migliori, i mostri mitologici metà dipendenti (nelle mansioni) e metà liberi professionisti (nel compenso che devono contrattare), poi arriva il cattivo ispettore del lavoro che, dopo aver attraversato un labirinto di rovi, con un colpo di spada lo fa fuori. Poi dicono che il nostro mestiere è noioso.

Dico: - Dimmi pure, qual è il progetto?
- Ecco, devo prendere questo ragazzo in cucina. Solo che non è un cuoco, deve ancora imparare. Imparerebbe da noi, capito?
- Ah, certo, un apprendista a progetto. Mmm, no, temo proprio che non si possa fare.



giovedì 17 ottobre 2013

Precarietà e figli

Come si fa a essere precarie e mamme?
Con sano spirito di adattamento, ironia e capacità di improvvisare.

Quando la pupa primogenita frequentava l'asilo nido ho finalmente cercato di cambiare lavoro.
Sono caduta nel girone dei precari.

Durante quei due anni sono stata part-time al mattino, part-time mattino e pomeriggio, full time in un'altra città, full-time nella mia città, e ovviamente disoccupata.
Mi è successo di presentarmi nell'ufficio del mio compagno con la pupa e dire "mi hanno richiamato nell'azienda dove ho fatto il colloquio l'altro ieri, devo andare subito, tienila tu la bimba. Se mi dicono che mi prendono che rispondo? Se mi dicono di cominciare subito che faccio?"

Si sa che la prima impressione è importante. Presentarsi dicendo "posso iniziare anche domani" suona in tutt'altro modo che "mah, devo sentire dalla nonna/babysitter/mi devo organizzare, mi dia una settimana". E siccome di inizi ne ho avuti parecchi, ogni volta ho dovuto improvvisare.

In tutto questo, la nonna (e più avanti, raggiunta la pensione, il nonno) sono stati fondamentali.
Insieme al lavoro non-precario del padre delle mie figlie.
Quando lavori nello stesso posto da anni, hai meno da dimostrare, e di solito se anche ti assenti (perché ti hanno chiamato dall'asilo che tua figlia vomita) non ti guardano storto.
A meno che non temano un contagio, ma è un'altra storia.

Io che ho ricominciato a lavorare da un mese, non mi sento di allontanarmi. Perché so che il datore di lavoro per i miei 5 mesi di maternità ha patito la mia assenza. Perché ci ho lavorato 4 mesi in tutto e voglio che mi reputino affidabile. Perché ho stima del mio compagno e so che sa gestire un virus gastrointestinale, armato di secchio e pazienza.

I nonni sono un capitolo a parte.
Se non lavori e devi ricominciare da un giorno all'altro devi avere qualcuno di affidabile che tenga la pupa, e che lei conosca, e possibilmente senza troppi vincoli d'orario, perché i miei, di orari, sono stati variabili.
Altrettanta flessibilità non l'ho trovata negli asili, e sì che abito in Emilia-Romagna, dove i servizi all'infanzia sono invidiabili.
Gli asili nido iniziano a settembre. E se la maternità facoltativa la posso prendere solo fino a marzo?
Puoi chiedere il doposcuola, ma poi (di solito) lo paghi fino alla fine dell'anno, che lo usi o no. E se il mio contratto dura 4 mesi?
O la bimba frequenta fino alle 13.00, o fino alle 15.45, e i prezzi cambiano: 350 euro o 505, al mese.
E se prima lavoravo solo al mattino e da domani anche al pomeriggio? Niente, fai domanda di trasferimento per l'anno prossimo, anche se nella stessa struttura sono presenti entrambi gli orari. Ma io devo cambiare orario in gennaio, non a settembre. A settembre chissà dove sarò, cosa farò.

Insomma, c'è da migliorare. Ci abbiamo messo trent'anni per avere servizi all'infanzia (che comunque ci sono per un bimbo su due, e costano uno stipendio), non vorremmo mica dall'oggi al domani servizi flessibili per realtà flessibile?

martedì 1 ottobre 2013

Il papa è d'accordo con me

"I più gravi dei mali che affliggono il mondo in questi anni sono la disoccupazione dei giovani e la solitudine in cui vengono lasciati i vecchi"
(e chissà se da vecchia scriverò un blog sulla solitudine)
Qua l'intera conversazione del papa con Scalfari.

giovedì 12 settembre 2013

Sindacato/2

Lavoro in uno Studio di consulenza del lavoro.
Suonano alla porta:
- Buongiorno, sono del sindacato. Ho un appuntamento, ma... ecco, non sono sicuro di dover venire qua.
- Veramente noi non aspettiamo nessuno. Di quale azienda voleva parlare?
- In realtà... non lo so, sostituisco un collega e... mi hanno solo detto di venire qua e... ehm.
- C'è un altro Studio nel palazzo, al piano di sopra. Venga che l'accompagno.

La pretesa di rappresentare i dipendenti di un'azienda di cui non si conosce nemmeno il nome.
Più ho a che fare con i sindacati più mi sento delusa.