Attenzione: post lamentoso.
Scena 1.
Un mese fa; ultima settimana di lavoro prima della maternità obbligatoria.
In pausa pranzo vado a fare un poco di spesa. Ho nel carrello 10 pezzi e vado alla cassa rapida, in quel momento vuota.
Cassiera: - Signora questa è la cassa rapida, massimo 10 pezzi.
Io: - Sì, guardi, li ho contati.
Metto tutto sul nastro.
Cassiera: - Ma signora, questi non sono dieci pezzi.
Io: - Ah no? E quanti sono?
Cassiera: - Dodici.
Io: - ...
Io: - Devo essermi sbagliata a contarli.
Cassiera, stizzita: - E dire che le avevo chiesto apposta quanti pezzi erano.
Io: - Guardi, se deve essere un problema, lascio indietro due cose.
Cassiera, stizzita: - No, non è un problema, è questione di rispetto di regole.
Ora.
Non voglio convincere nessuno del fatto che dodici pezzi siano meno di dieci.
Posso aspettarmi però che una persona addetta al contatto col pubblico, senza altri clienti, con una cliente incinta di 8 mesi, anche dicendomi che ci sono due pezzi di troppo, possa risparmiarsi la polemica.
(Quel tono da vigile che ti becca in divieto e soppesa se farti la multa o no, e nel frattempo ti fa la ramanzina, e sappiamo entrambi che alla fine non te la farà, la multa, però almeno la paternale te la deve fare. Con tutta la simpatia per i vigili, eh)
Ecco, la ramanzina dalla cassiera no. Perché avevo 12 pezzi e non 20, perché ero incinta di 8 mesi, perché sono le 13.30 e non c'era nessuno alla cassa, e quando ho finito di portare via i miei 12 pezzi, non c'era nessun altro cliente, nessuno con due o tre cose a borbottare "Ma guarda questa maleducata che va alla cassa riservata, e la cassiera che le fa pure il conto".
Scena 2.
Ieri.
Sul marciapiede, di fianco alla mia macchina parcheggiata regolarmente. Rovisto nella borsa a cercare le chiavi.
Io, con pancione di nove mesi.
Pupa treenne, per mano.
Cane nell'altra mano, al guinzaglio.
Vorrei caricare tutti in macchina.
Due signori camminano sul marciapiede, ci vedono, scendono dal marciapiede e camminano sulla strada, poi risalgono sul marciapiede.
Nota: non ho parcheggiato sulla Statale. Siamo in centro storico, si tratta di stradina senza traffico.
Uno dei due signori torna indietro e mi dice: - Signora, sta occupando il marciapiede.
Io: - Come scusi?
Signore: - Sta occupando il marciapiede, vede?
Io: - ...
Io: - Ma sto salendo sulla mia macchina...
Signore, picchiando col pugno sul cofano della mia macchina : - Vede che la macchina è ferma? E' lei che si deve spostare, le macchine non si spostano.
Io: - ...
Il signore se ne va.
Nella foto: la via dove ho parcheggiato. Pericolosissimo scendere dal marciapiede.
Scena 3.
Ieri.
Al supermercato (non quello della scena 1, dove non sono più tornata).
Cerco posto nei "parcheggi rosa". Sono occupati, parcheggio più lontano.
Solo che quando ripasso vicino al parcheggio rosa trovo un pancione che sta salendo in macchina.
Un pancione che però appartiene a una persona chiaramente di sesso maschile. Da solo.
Io: - Scusi... Ehi, scusi!
Lui: - ...
Io: - Guardi che questo posto è riservato alle donne incinte. Ho dovuto parcheggiare lontano perché l'aveva occupato lei.
Lui: - Eh.
E se ne va.
Cari concittadini.
Mi piacerebbe che vedermi visibilmente, inequivocabilmente incinta, vi ispirasse qualche sentimento umano, non so, di solidarietà perché sono temporaneamente un po' impedita, o magari di tenerezza - alla fin fine, porto in grembo una bambina. O contentezza perché, nonostante le difficoltà, qualcuno mette al mondo dei bambini, che domani pagheranno la vostra pensione con i loro contributi.
O magari no, vi faccio schifo perché ho messo su 12 kg, si sta allargando il bacino e cammino a papera, e ho la faccia sempre stanca, non come quelle belle mammine della pubblicità che sono radiose.
Ecco, quando faccio la spesa, quando porto in giro la pupa e il cane, io non sono radiosa. Generalmente sono affaticata.
Cari concittadini,
se anche non avete voglia di farmi passare avanti nella fila alla posta, alla cassa, al bancomat, in bagno, in mensa (cosa mai successa in due gravidanze su due), va bene. Non siete mica obbligati. Sarebbe un gesto gentile, certo, ma per fortuna sopravvivo anche senza la vostra gentilezza.
Però non so, proprio non so perché dovete trattarmi peggio del solito. Stronzi bastardi.
martedì 16 aprile 2013
lunedì 25 marzo 2013
Incontro tra blog
Pendolante è il blog di una persona che ogni giorno prende un treno per andare a lavoro, e da quel treno racconta storie, a volte suggestioni, o spunti di cultura, sempre con molto garbo.
Poiché nei miei mille lavori ho passato anche un breve periodo sui treni, è nato un punto di contatto che ha portato a un piccolo intervento sul suo blog.
Ecco il link al suo post.
Buona lettura.
Poiché nei miei mille lavori ho passato anche un breve periodo sui treni, è nato un punto di contatto che ha portato a un piccolo intervento sul suo blog.
Ecco il link al suo post.
Buona lettura.
domenica 24 marzo 2013
Domande a piacere
Giuditta Pini, neodeputata 28enne, alla domanda "in Parlamento mai così tante presenza femminili, che leggi vorresti per le donne" risponde, tra le altre cose: "chiederò di reintrodurre la legge contro le dimissioni in bianco".
Qualcuno dica alla nostra parlamentare che la legge contro le dimissioni in bianco è stata GIÀ reintrodotta, cazzo.
È una norma contenenuta nella cosiddetta riforma Fornero, in vigore da luglio dell'anno scorso.
(Qua l'articolo da cui ho preso la dichiarazione.)
Qualcuno dica alla nostra parlamentare che la legge contro le dimissioni in bianco è stata GIÀ reintrodotta, cazzo.
È una norma contenenuta nella cosiddetta riforma Fornero, in vigore da luglio dell'anno scorso.
(Qua l'articolo da cui ho preso la dichiarazione.)
Allora, io lo so che il sedere in Parlamento non significa automaticamente padroneggiare lo scibile umano.
Anche se, visto che ci rappresenta, mi piacerebbe pensare che sia migliore della media di noi.
Al proposito, ho cercato qualche notizia biografica, ma a parte essere giovane e donna non sembra avere qualità molto significative. Faccio presente che grazie al Porcellum è stata eletta senza preferenze, per un partito (il Pd) in una città (Modena) che ne garantiva l'elezione, anche se per onestà devo dire che è uscita vincitrice alle primarie del 30 dicembre.
Al proposito, ho cercato qualche notizia biografica, ma a parte essere giovane e donna non sembra avere qualità molto significative. Faccio presente che grazie al Porcellum è stata eletta senza preferenze, per un partito (il Pd) in una città (Modena) che ne garantiva l'elezione, anche se per onestà devo dire che è uscita vincitrice alle primarie del 30 dicembre.
Lo so che, a meno che non lavori ne settore, o che si sia dimessa negli ultimi 7 mesi, magari questo particolare non lo sa.
Però questa era una domanda facile! (del Parlamento più "rosa" si è parlato un sacco), e per di più "a piacere", come se si diceva a scuola.
Nessuno ha incalzato la deputata su un tema particolare, che può essere più o meno conosciuto.
Le hanno chiesto "leggi per le donne" e lei ha tirato fuori una norma già esistente!
Anzi, migliorata rispetto a quella del 2007, che è stata promossa da Vladimir Luxuria e fu abrogata immediatamente alla vittoria di Berlusconi, nel 2008.
Adesso la procedura è più snella, e i neo-genitori devono convalidare le dimissioni all'Ispettorato del lavoro non più fino all'anno di vita del figlio, ma fino ai 3 anni.
Cominciamo malissimo.
Nessuno ha incalzato la deputata su un tema particolare, che può essere più o meno conosciuto.
Le hanno chiesto "leggi per le donne" e lei ha tirato fuori una norma già esistente!
Anzi, migliorata rispetto a quella del 2007, che è stata promossa da Vladimir Luxuria e fu abrogata immediatamente alla vittoria di Berlusconi, nel 2008.
Adesso la procedura è più snella, e i neo-genitori devono convalidare le dimissioni all'Ispettorato del lavoro non più fino all'anno di vita del figlio, ma fino ai 3 anni.
Cominciamo malissimo.
venerdì 22 marzo 2013
Inps
Premessa: dal 1 gennaio di quest'anno è stato introdotto, in via sperimentale, un congedo obbligatorio per i neo papà.
Di 1 (un) giorno.
Ok, ok, non commento. E' piuttosto inutile, no? Anche se supererà l'esperimento, questo giorno in più accrescerà la condivisione delle cure alla prole e la conciliazione di tempi di lavoro e famiglia? Ci renderà un popolo più consapevole? Finiranno quelle odiose discriminazioni sul luogo di lavoro, ché ai colloqui chiederanno agli uomini "hai intenzione di avere figli? No perché sai, un giorno intero a casa... metterebbe in difficoltà l'azienda..."
Uff, ci sono cascata.
Comunque non finisce qua: oltre al giorno obbligatorio, ce ne sono ben altri 2 (due) facoltativi. Sono pagati al 100% (perché alla donna al massimo all'80?) e la mamma lavoratrice deve rinunciare a due giorni di maternità obbligatoria.
Fin qui, abbastanza chiaro.
Io però non sono una mamma lavoratrice.
In questo preciso momento sono una mamma disoccupata, che però percepirà (se non c'è qualche inghippo dell'ultimo momento) l'indennità di maternità dall'Inps.
E allora mi chiedo: rinunciando a due giorni di indennità, il padre delle mie figlie potrà stare a casa i due giorni facoltativi?
O anche: stare a casa due giorni è prerogativa di quei papà che hanno una compagna che lavora, o è un diritto in quanto neo-padre?
Ho girato il quesito all'Inps, visto che è lei che paga (sia l'indennità mia, sia il giorno di congedo obbligatorio e i due facoltativi dei padri).
Non ho chiamato il numero verde, perché quelle volte che l'ho fatto mi sono trovata a parlare con gente che ne sapeva meno di me e che cercava notizie sul loro sito (un giorno scriverò un post sul call-center dell'Inps).
Ho invece mandato una mail al servizio "Inps risponde", perché mi era stato detto che si prendono la briga di dare risposte articolate.
Oggi è arrivata la risposta tanto attesa, che copio-incollo:
Di 1 (un) giorno.
Ok, ok, non commento. E' piuttosto inutile, no? Anche se supererà l'esperimento, questo giorno in più accrescerà la condivisione delle cure alla prole e la conciliazione di tempi di lavoro e famiglia? Ci renderà un popolo più consapevole? Finiranno quelle odiose discriminazioni sul luogo di lavoro, ché ai colloqui chiederanno agli uomini "hai intenzione di avere figli? No perché sai, un giorno intero a casa... metterebbe in difficoltà l'azienda..."
Uff, ci sono cascata.
Comunque non finisce qua: oltre al giorno obbligatorio, ce ne sono ben altri 2 (due) facoltativi. Sono pagati al 100% (perché alla donna al massimo all'80?) e la mamma lavoratrice deve rinunciare a due giorni di maternità obbligatoria.
Fin qui, abbastanza chiaro.
Io però non sono una mamma lavoratrice.
In questo preciso momento sono una mamma disoccupata, che però percepirà (se non c'è qualche inghippo dell'ultimo momento) l'indennità di maternità dall'Inps.
E allora mi chiedo: rinunciando a due giorni di indennità, il padre delle mie figlie potrà stare a casa i due giorni facoltativi?
O anche: stare a casa due giorni è prerogativa di quei papà che hanno una compagna che lavora, o è un diritto in quanto neo-padre?
Ho girato il quesito all'Inps, visto che è lei che paga (sia l'indennità mia, sia il giorno di congedo obbligatorio e i due facoltativi dei padri).
Non ho chiamato il numero verde, perché quelle volte che l'ho fatto mi sono trovata a parlare con gente che ne sapeva meno di me e che cercava notizie sul loro sito (un giorno scriverò un post sul call-center dell'Inps).
Ho invece mandato una mail al servizio "Inps risponde", perché mi era stato detto che si prendono la briga di dare risposte articolate.
Oggi è arrivata la risposta tanto attesa, che copio-incollo:
Gentile utente, con riferimento alla sua richiesta INPS.CCBFF.18/03/2013.1025168 Le comunichiamo quanto segue: I 2 gg.sono previsti solo in caso di congedo facoltativo. Per maggiori informazioni vedere circolare Inps n. 40 del 14/03/2013. La ringraziamo per aver utilizzato il servizio INPSRisponde, non esiti a contattarci per ulteriori richieste.
Forse mi sono espressa male io, nella domanda. Forse però non l'hanno letta.
La gravità
Non scrivo sul blog, non commento su quelli altrui, non leggo nemmeno più i tweet.
Succede che la pancia cresce e pian piano attira tutta lì la mia attenzione, inconsapevole di tutto.
Non che passi le giornate a pensare alla bimba che verrà.
Ricordo che mentre aspettavo quella che, ormai, posso definire la primogenita, passavo le giornate a leggere come si sviluppava il feto e quanto doveva essere grande alla settimana di gestazione in cui mi trovavo.
La scelta del ginecologo è durata settimane, per non parlare del nome - siamo partiti da circa 80 candidati, con veti incrociati e eliminatorie dirette che neanche ai Campionati del mondo - per poi arrivare a guardarci negli occhi il giorno dopo la nascita e decidere finalmente per il mio nome preferito.
No, non succede niente di questo. I discorsi sul mal di schiena, emorroidi e peso che cresce mi vanno a noia; gli acquisti non ci saranno; non leggo nessuno di quei libri che ancora occupano parte della libreria, Quel che le mamme non dicono, Come essere una mamma imperfetta, Cosa aspettarsi quando si aspetta; niente corsi preparto, né piscina per gestanti (mi risparmio di indossare quell'orrendo costume).
E però mi succede che, pian piano, escludo dalla mia attenzione tutto quello che viene dall'esterno.
Prima le cose lontane.
Il papa si dimette. Una volta ogni 600 anni, davvero? e con così poco preavviso? 15 giorni di preavviso li può dare, chessò, un sesto livello nel commercio. Un fattorino. Una commessa, quarto livello, già dovrebbe dare 20 giorni. Potrei farci un post sopra.
Totale: 9 minuti di attenzione (di cui 6 per controllare il CCNL del commercio).
Le elezioni politiche? Sì, adesso decido chi votare... dai, mi leggo anche i programmi. Certo, alla fine sono andata... uh, che situazione di stallo.
Totale: 17 minuti di pensieri (nell'arco di un mese).
Poi le cose vicine, quotidiane.
Mmmm, perché non va più la rete wi-fi? dovrei chiamare l'assistenza. Sì, adesso la chiamo. Sì....
Totale: 2 minuti e 10 secondi (e no, non ho chiamato nessuno. Quindi non navigo più con l'Ipad, quindi non leggo la posta, non scrivo, non leggo i blog, i quotidiani e facebook. Devo dire che non sono nemmeno troppo traumatizzata da questo).
Ma attenzione: non mi sono trasformata in una dolce mammina che veleggia col pancione. No, sono più sclerotica e incazzosa che mai. Ho lavorato fino a 5 giorni fa, e ho così tante cose da fare che credo sarò occupata per i prossimi due mesi.
Solo che... non riesco a pensare al resto. I pensieri non escono al di fuori da me. E non pensando nemmeno troppo a ciò che succede al mio corpo, a come si trasforma e a quello che c'è dentro (un'altra persona! un altro cuore che batte! non mi ci abituerò mai), si può arrivare alla conclusione che non penso e basta.
E' che il pancione sta diventando il mio pianeta, con la sua gravità, che non mi permette di andare troppo lontano.
Qualche goffo saltello, fino a pensare le cose quotidiane, indispensabili.
E a quel fenomeno inquietante che è la sindrome del nido, che mi ha portato, l'altra volta, a ridipingere da sola la cameretta a un mese dalla nascita, e questo giro a chiamare mille ditte per farmi preventivare una ristrutturazione parziale della casa, con i vari Edilspacco, Edilfaccio, Edilpaghi, che fanno sopralluoghi e sparano cifre assurde (meno male che c'è crisi), e a passare i pomeriggi da Arredissima e altri negozi di arredamento a guardare le camerette e a chiedermi se sarò mai in grado di rifare un letto a soppalco (risposta: no).
Quindi, un giorno vi racconterò come sono andata in maternità, cosa mi ha detto la mia datrice di lavoro, e alcuni episodi (che fortunatamente mi sono appuntata) sul mondo di lavoro, ma oggi no. Oggi pensavo di scrivere un post commovente su quanto è bello diventare mamma, ma non mi riesce nemmeno quello.
giovedì 28 febbraio 2013
La settimana enigmistica
E' arrivata una lettera dell'Inps in cui mi si comunica che hanno accolto la mia domanda di mini-Aspi 2012, che, per inciso, non e' più la disoccupazione coi requisiti ridotti in vigore l'anno scorso, ma non e' nemmeno la mini-Aspi che inizierà nel 2014.
Nella lettera si precisa: "Il periodo indennizzato corrisponde alla metà delle settimane lavorate nell'ultimo anno (2012) nel limite di quelle disponibili dopo aver detratto dal massimale di 52 settimane le settimane lavorate e le eventuali settimane non indennizzabili o già indennizzate ad altro titolo".
Il mestiere che sto cercando di imparare prevede che mi confronti tutti i mesi con questo Ente. Sono forse folle?
mercoledì 16 gennaio 2013
Sindacato
Un sindacato scrive a un'azienda chiedendo i dati dei suoi iscritti.
È prassi comune, ma mi sorprende sempre. Insomma, sono i tuoi iscritti, non hai un database?
E poi chiede alcuni dati dell'azienda, così per completare le anagrafiche. Ragione sociale, numero di telefono, contratto applicato, numero degli addetti, divisi in operai, impiegati, quadri, dirigenti, "int" (suppongo interinali, anche se da un po' si chiamano somministrati).
E basta.
No scusa, ma i cocopro? I cococo? I precari più precari di tutti, quelli non vale la pena di censirli?
Ma sono io ingenua, che penso che i sindacati servano per difendere i diritti dei lavoratori?
È prassi comune, ma mi sorprende sempre. Insomma, sono i tuoi iscritti, non hai un database?
E poi chiede alcuni dati dell'azienda, così per completare le anagrafiche. Ragione sociale, numero di telefono, contratto applicato, numero degli addetti, divisi in operai, impiegati, quadri, dirigenti, "int" (suppongo interinali, anche se da un po' si chiamano somministrati).
E basta.
No scusa, ma i cocopro? I cococo? I precari più precari di tutti, quelli non vale la pena di censirli?
Ma sono io ingenua, che penso che i sindacati servano per difendere i diritti dei lavoratori?
lunedì 14 gennaio 2013
Della cattiva nomea dei dipendenti pubblici
Con sentenza n. 20857/2012, la Corte di Cassazione ha affermato che il dipendente pubblico non può esercitare attività di commesso presso un negozio di una parente, se non espressamente autorizzato dalla propria Amministrazione, anche se non è prevista la corresponsione di un compenso ed è effettuata in modo discontinuo.
L'aggravante che legittima il licenziamento del lavoratore pubblico, ad avviso della Suprema Corte, sta nel fatto che quest'ultimo prestava la propria attività anche durante l'orario di lavoro e nei periodi di malattia.
(grazie al sito della Dpl di Modena)
domenica 30 dicembre 2012
Ufff
Sono stanca. Si può dire?
Sono stanca e un po' giù, oggi.
Sarà che dopo un milione di anni (w i sensi di colpa) sono andata a trovare la nonna e l'ho trovata non solo senza memoria, ma anche senza interesse verso di noi, chiusa e amareggiata e forse un po' infastidita.
Sarà che stamane volevo svegliarmi a un orario decente, per onorare il piano B a cui volevo dedicare, nelle mie intenzioni, tre ore al giorno e a cui dedico tre quarti d'ora a giorni alterni, e invece mi sono svegliata alle 10 e sono comunque stanchissima, anche perché ho fatto tardi ieri sera rileggendo un libro.
Sarà che il nostro vicino di casa cingalese sta, pare, spostando il suo negozio di alimentari davanti al nostro portone, e sono combattuta tra la simpatia verso questo ragazzo sorridente e il suo bimbo, che ha un mese più della mia pupa, e il timore di trovarmi davanti a casa gruppi di persone bivaccanti con birra in mano, fenomeno visto davanti al suo negozio che vende (anche) birre sfuse.
Sarà che queste vacanze a scacchiera col mio compagno, dove si sta in ferie a turno per coprire le due settimane di vacanze scolastiche, mi portano a stare più tempo da sola con la pupa, con cui ho avuto eccessi d'ira che speravo non vedere più, e poco tempo tutti e tre insieme. E quel poco tempo in contemporanea è quasi tutto risucchiato in incontri con parenti, o incombenze rinviate da tempo ("tienila tu che finisco di comprare o regali", "domattina passo in banca e poi in posta, prima di andare tutti insieme a fare la spesa").
E io sono stanca, e non dovrei dirlo, sono ingrata verso questa meraviglia che ho nella pancia e che la maggior parte delle mie amiche non riescono ad avere, pur desiderandolo, e quindi non dovrei scriverlo nemmeno qua, ma si dice che la gravidanza non è una malattia, ma non farei altro che dormire e faccio la metà delle cose che vorrei, come la chiamiamo allora?
E sto pensando di mollare il corso a cui mi sono iscritta la settimana prima di fare il colloquio nell'attuale posto di lavoro, e ho già pagato un sacco di soldi, e l'insegnante di teoria dice un sacco di fesserie, la pratica dobbiamo ancora iniziarla, e uscire di casa un giovedì alle 8 del mattino e tornare alle 22.30 cenando mentre guido in autostrada non mi va più. Ecco. E però mi scoccia mollare tutto.
Sarà anche che stanotte ho ricominciato coi sogni che riguardano il lavoro, in cui mi dimentico di fare le cose e mi sale l'ansia, e vorrei stare a casa ancora un po', ancora un pochino, dai.
Il mil obiettivo è arrivare (bene) al 28 febbraio. Mai scadenza del contratto fu così attesa...
Sono stanca e un po' giù, oggi.
Sarà che dopo un milione di anni (w i sensi di colpa) sono andata a trovare la nonna e l'ho trovata non solo senza memoria, ma anche senza interesse verso di noi, chiusa e amareggiata e forse un po' infastidita.
Sarà che stamane volevo svegliarmi a un orario decente, per onorare il piano B a cui volevo dedicare, nelle mie intenzioni, tre ore al giorno e a cui dedico tre quarti d'ora a giorni alterni, e invece mi sono svegliata alle 10 e sono comunque stanchissima, anche perché ho fatto tardi ieri sera rileggendo un libro.
Sarà che il nostro vicino di casa cingalese sta, pare, spostando il suo negozio di alimentari davanti al nostro portone, e sono combattuta tra la simpatia verso questo ragazzo sorridente e il suo bimbo, che ha un mese più della mia pupa, e il timore di trovarmi davanti a casa gruppi di persone bivaccanti con birra in mano, fenomeno visto davanti al suo negozio che vende (anche) birre sfuse.
Sarà che queste vacanze a scacchiera col mio compagno, dove si sta in ferie a turno per coprire le due settimane di vacanze scolastiche, mi portano a stare più tempo da sola con la pupa, con cui ho avuto eccessi d'ira che speravo non vedere più, e poco tempo tutti e tre insieme. E quel poco tempo in contemporanea è quasi tutto risucchiato in incontri con parenti, o incombenze rinviate da tempo ("tienila tu che finisco di comprare o regali", "domattina passo in banca e poi in posta, prima di andare tutti insieme a fare la spesa").
E io sono stanca, e non dovrei dirlo, sono ingrata verso questa meraviglia che ho nella pancia e che la maggior parte delle mie amiche non riescono ad avere, pur desiderandolo, e quindi non dovrei scriverlo nemmeno qua, ma si dice che la gravidanza non è una malattia, ma non farei altro che dormire e faccio la metà delle cose che vorrei, come la chiamiamo allora?
E sto pensando di mollare il corso a cui mi sono iscritta la settimana prima di fare il colloquio nell'attuale posto di lavoro, e ho già pagato un sacco di soldi, e l'insegnante di teoria dice un sacco di fesserie, la pratica dobbiamo ancora iniziarla, e uscire di casa un giovedì alle 8 del mattino e tornare alle 22.30 cenando mentre guido in autostrada non mi va più. Ecco. E però mi scoccia mollare tutto.
Sarà anche che stanotte ho ricominciato coi sogni che riguardano il lavoro, in cui mi dimentico di fare le cose e mi sale l'ansia, e vorrei stare a casa ancora un po', ancora un pochino, dai.
Il mil obiettivo è arrivare (bene) al 28 febbraio. Mai scadenza del contratto fu così attesa...
martedì 25 dicembre 2012
Spacchettamenti sincroni
Sono uscita in strada ieri, vigilia di natale, alle 18.30 circa, per comprare i regali.
Vorrei dire "gli ultimi", ma non è stato così.
Ho fatto capolino nel negozio di giocattoli, per cercare un "puzzle di cappuccetto rosso" richiesto espressamente a babbo natale e ricordato con insistenza, che metteva in crisi l'intera famiglia, perche mai messo in produzione da nessuno, a quanto mi risulta, e ho trovato tutti gli scaffali vuoti. Saccheggiati. Non ho avuto cuore di chiedere ai proprietari.
Nei due o tre negozi che ho girato ho visto due scene: commessi al limite dell'isteria ("ciao, hai bisogno?" "no, grazie, guardo un po' in giro" "no, perché se hai bisogno chiedi pure alla mia sagoma. Io in realtà non ci sono già più, quel che vedi è solo una sagoma" "ok, grazie" e dopo due minuti, la collega, venendomi incontro saltellando: "ciao, posso aiutarti?") oppure allo stremo delle forze, sguardo vacuo e occhiaie profonde. Ne ho visto uno che si accasciava dietro alla cassa. Sembrava che si stesse nascondendo; notando il mio sguardo, ha detto "mi metto un po' a sedere (sui talloni, suppongo) perché mi fanno male i piedi. E la schiena".
Alla cassa di fianco, un'altra ragazza è stata salutata così dalla collega che, sopravvissuta, andava a casa: "ciao, ci vediamo". Ragazza alla cassa: "sai che è il mio ultimo giorno qua, sì?" "beh, sì, ma tanto ci vediamo, abiti qua vicino". E buon natale, aggiungerei.
Naturalmente, anche io ho lavorato alla vigilia di natale, più di una volta. Un anno in uno negozio dove mi occupavo di amministrazione, ma tutti i weekend, senza giorno di riposo, nonostante fossi apprendista, facevo pacchetti; ma avevo 19 anni, e non l'ho trovato troppo faticoso.
Qualche anno fa, invece, nel pieno delle mie ricerche disperate da precaria, ho lavorato nel banchetto dedicato ai pacchetti di natale nell'ipermercato più grande della provincia, dal 29 novembre al 24 dicembre, tutti i giorni, in nero. C'è stato chi, vedendomi, mi ha detto: "non lo farei mai", ma tutto sommato non era male, perché ho scoperto che fino a una settimana prima di natale nessuno compra i regali, e gran parte del tempo chiacchieravo con le altre ragazze.
Il 24, invece.
Il 24 ho visto, all'apertura, le prime persone entrare di corsa.
Il 24 è venuta la prima persona a farsi impacchettare qualcosa alle 9.05, un vero record di acquisto. Dopo un minuto erano già arrivati altri due clienti, e immediatamente dopo si è creata la fila, per ognuna di noi, e non è mai - mai - esaurita, fino alle 20.25. Alle 20.30 si chiudeva.
Nel mezzo mi sono fermata, sì. Un quarto d'ora, per mangiare.
La mia collega, a un certo punto, ha detto: "la fila per comprare, la posso capire. Ma la fila per il pacchetto, proprio no."
Al termine mi sembrava di essere ubriaca; non avevo quella stanchezza che rende isterici, ma ero in palla, un po' distaccata dalla realtà, e non mi sembrava vero che fosse finita.
Poi ho pensato a tutti i pacchetti che avevo fatto in un mese - un milione? due milioni? - che sarebbero stati scartati, contemporaneamente, alla mezzanotte.
Il mio anonimo contributo alla festa degli altri.
Vorrei dire "gli ultimi", ma non è stato così.
Ho fatto capolino nel negozio di giocattoli, per cercare un "puzzle di cappuccetto rosso" richiesto espressamente a babbo natale e ricordato con insistenza, che metteva in crisi l'intera famiglia, perche mai messo in produzione da nessuno, a quanto mi risulta, e ho trovato tutti gli scaffali vuoti. Saccheggiati. Non ho avuto cuore di chiedere ai proprietari.
Nei due o tre negozi che ho girato ho visto due scene: commessi al limite dell'isteria ("ciao, hai bisogno?" "no, grazie, guardo un po' in giro" "no, perché se hai bisogno chiedi pure alla mia sagoma. Io in realtà non ci sono già più, quel che vedi è solo una sagoma" "ok, grazie" e dopo due minuti, la collega, venendomi incontro saltellando: "ciao, posso aiutarti?") oppure allo stremo delle forze, sguardo vacuo e occhiaie profonde. Ne ho visto uno che si accasciava dietro alla cassa. Sembrava che si stesse nascondendo; notando il mio sguardo, ha detto "mi metto un po' a sedere (sui talloni, suppongo) perché mi fanno male i piedi. E la schiena".
Alla cassa di fianco, un'altra ragazza è stata salutata così dalla collega che, sopravvissuta, andava a casa: "ciao, ci vediamo". Ragazza alla cassa: "sai che è il mio ultimo giorno qua, sì?" "beh, sì, ma tanto ci vediamo, abiti qua vicino". E buon natale, aggiungerei.
Naturalmente, anche io ho lavorato alla vigilia di natale, più di una volta. Un anno in uno negozio dove mi occupavo di amministrazione, ma tutti i weekend, senza giorno di riposo, nonostante fossi apprendista, facevo pacchetti; ma avevo 19 anni, e non l'ho trovato troppo faticoso.
Qualche anno fa, invece, nel pieno delle mie ricerche disperate da precaria, ho lavorato nel banchetto dedicato ai pacchetti di natale nell'ipermercato più grande della provincia, dal 29 novembre al 24 dicembre, tutti i giorni, in nero. C'è stato chi, vedendomi, mi ha detto: "non lo farei mai", ma tutto sommato non era male, perché ho scoperto che fino a una settimana prima di natale nessuno compra i regali, e gran parte del tempo chiacchieravo con le altre ragazze.
Il 24, invece.
Il 24 ho visto, all'apertura, le prime persone entrare di corsa.
Il 24 è venuta la prima persona a farsi impacchettare qualcosa alle 9.05, un vero record di acquisto. Dopo un minuto erano già arrivati altri due clienti, e immediatamente dopo si è creata la fila, per ognuna di noi, e non è mai - mai - esaurita, fino alle 20.25. Alle 20.30 si chiudeva.
Nel mezzo mi sono fermata, sì. Un quarto d'ora, per mangiare.
La mia collega, a un certo punto, ha detto: "la fila per comprare, la posso capire. Ma la fila per il pacchetto, proprio no."
Al termine mi sembrava di essere ubriaca; non avevo quella stanchezza che rende isterici, ma ero in palla, un po' distaccata dalla realtà, e non mi sembrava vero che fosse finita.
Poi ho pensato a tutti i pacchetti che avevo fatto in un mese - un milione? due milioni? - che sarebbero stati scartati, contemporaneamente, alla mezzanotte.
Il mio anonimo contributo alla festa degli altri.
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