venerdì 7 dicembre 2012

Ci si merita il destino?

Latito dal blog, perché il nuovo lavoro mi assorbe molto.

Per l'ennesima volta, devo conoscere e farmi conoscere; e imparare, possibilmente bene e in fretta, perché ho solo tre mesi di tempo per far capire loro quanto io sia indispensabile.

In più, due volte a settimana faccio un corso, a venti km da qua.

In più, anche se a volte me ne scordo, porto nella pancia un esserino che al momento non si fa notare, tranne che per la fame atavica che mi scatena e la stanchezza che cerco sempre di tenere sotto controllo.

Come va?
Decisamente bene, grazie.

Il posto è esattamente quello che cercavo quando, un anno e mezzo fa, ho iniziato a cercare un nuovo lavoro. Volevo crescere professionalmente e prendere proprio questa strada. Ci sono arrivata per vie traverse, ma ora sono qui.
In più, il clima è ottimo. Le colleghe sono carine e per niente competitive. C'è un clima sereno di collaborazione e condivisione, da non chiedere di meglio.
Lo studio è bellissimo, in un palazzo nuovo, gli arredi recenti, niente a che fare con l'ufficio ricavato con due pareti di cartongesso e senza finestre in cui sono morta l'estate del 2011.
Sono a dieci minuti da casa. L'orario di lavoro è "lungo", perché si termina alle 18.30, ma è davvero l'unica pecca. C'è anche una piadineria aperta a mezzogiorno, qua sotto.

E allora mi dico: ma che culo, che culo sfacciato.
Perché da disoccupata e incinta mi ritrovo occupata e incinta, e gratificata con il lavoro che volevo fare. Che pagherei per fare.
Perché nel 2011 mi sono licenziata senza preavviso e senza un altro posto, e in due mesi ho trovato lavoro in un'azienda stupenda che mi ha preso al volo (probabilmente perché ero disponibile subito, anche a tempo determinato), e dopo tre mesi dal termine del contratto, incinta e senza cercare, mi hanno chiamata qua.

Che una delle nuove colleghe mi ha detto: abbiamo fatto anche altri colloqui, abbiamo incontrato anche una signora che era in mobilità (= sgravi contributivi per l'azienda), ma sai, aveva 53 anni, ci siamo dette: tra 5 o 6 anni questa va in pensione e siamo da capo.

Ripeto: 5 o 6 anni.

In un qualsiasi posto, secondo me, avere un'impiegata che rimane 5 o 6 anni è un buon risultato.
Nella pessima azienda dove ho lavorato l'anno scorso, abbiamo fatto un incontro formativo a cui abbiamo partecipato in 7: di queste, 6 so per certo che non lavorano più lì. Questo è turn over, altro che 5 anni.
E quindi suppongo che mi vogliano tenere stretta, se tutto va bene.

Mi merito tutto questo?
Se ripenso al terribile 2011 penso che sì, quest'anno compensa l'altro. Ma so che non funziona così, di solito, se non nei film, appunto.
Da parte mia ci posso mettere impegno, zelo, lealtà e bla bla bla, ma ripeto: mi sento anche di aver avuto culo. Tanto.

5 commenti:

  1. questo non è culo! dobbiamo smetterla... io dico sempre: "io che ho la fortuna di lavorare"... la fortuna: è un diritto costituzionale! siamo in un paese così malato che la normalità ci sembra fortuna anche se ce la guadagnamo facendoci un gran culo! (quello si!)
    Sono tanto contenta per te! Te lo sei meritato! Tutto questo mi da la speranza di semi di paese normale!

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  2. Ma la notte no ha ragione! Sono contentissima per te e non sai che piacere mi ha fatto il tuo post! Dona speranza a tutti e credo che, come prima regola, noi abbiamo bisogno di tanta speranza e positività (e un bel cambiamento ovviamente!!)

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  3. perchè deve essere fortuna per forza?
    evidentemente hanno visto in te delle qualità!
    E la possibilità di lavorare in un ambiente sereno e collaborativo è una delle cose migliori che potevano capitare. In bocca al lupo, davvero.

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  4. In queste cose non ci vuole culo...serve altro, tu ce l'hai!!!

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  5. Girandola, non può piovere in eterno... ogni tanto esce anche il sole e... goditelo!! =D

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