martedì 25 dicembre 2012

Spacchettamenti sincroni

Sono uscita in strada ieri, vigilia di natale, alle 18.30 circa, per comprare i regali.

Vorrei dire "gli ultimi", ma non è stato così.

Ho fatto capolino nel negozio di giocattoli, per cercare un "puzzle di cappuccetto rosso" richiesto espressamente a babbo natale e ricordato con insistenza, che metteva in crisi l'intera famiglia, perche mai messo in produzione da nessuno, a quanto mi risulta, e ho trovato tutti gli scaffali vuoti. Saccheggiati. Non ho avuto cuore di chiedere ai proprietari.

Nei due o tre negozi che ho girato ho visto due scene: commessi al limite dell'isteria ("ciao, hai bisogno?" "no, grazie, guardo un po' in giro" "no, perché se hai bisogno chiedi pure alla mia sagoma. Io in realtà non ci sono già più, quel che vedi è solo una sagoma" "ok, grazie" e dopo due minuti, la collega, venendomi incontro saltellando: "ciao, posso aiutarti?") oppure allo stremo delle forze, sguardo vacuo e occhiaie profonde. Ne ho visto uno che si accasciava dietro alla cassa. Sembrava che si stesse nascondendo; notando il mio sguardo, ha detto "mi metto un po' a sedere (sui talloni, suppongo) perché mi fanno male i piedi. E la schiena".
Alla cassa di fianco, un'altra ragazza è stata salutata così dalla collega che, sopravvissuta, andava a casa: "ciao, ci vediamo". Ragazza alla cassa: "sai che è il mio ultimo giorno qua, sì?" "beh, sì, ma tanto ci vediamo, abiti qua vicino". E buon natale, aggiungerei.

Naturalmente, anche io ho lavorato alla vigilia di natale, più di una volta. Un anno in uno negozio dove mi occupavo di amministrazione, ma tutti i weekend, senza giorno di riposo, nonostante fossi apprendista, facevo pacchetti; ma avevo 19 anni, e non l'ho trovato troppo faticoso.

Qualche anno fa, invece, nel pieno delle mie ricerche disperate da precaria, ho lavorato nel banchetto dedicato ai pacchetti di natale nell'ipermercato più grande della provincia, dal 29 novembre al 24 dicembre, tutti i giorni, in nero. C'è stato chi, vedendomi, mi ha detto: "non lo farei mai", ma tutto sommato non era male, perché ho scoperto che fino a una settimana prima di natale nessuno compra i regali, e gran parte del tempo chiacchieravo con le altre ragazze.
Il 24, invece.
Il 24 ho visto, all'apertura, le prime persone entrare di corsa.
Il 24 è venuta la prima persona a farsi impacchettare qualcosa alle 9.05, un vero record di acquisto. Dopo un minuto erano già arrivati altri due clienti, e immediatamente dopo si è creata la fila, per ognuna di noi, e non è mai - mai - esaurita, fino alle 20.25. Alle 20.30 si chiudeva.
Nel mezzo mi sono fermata, sì. Un quarto d'ora, per mangiare.
La mia collega, a un certo punto, ha detto: "la fila per comprare, la posso capire. Ma la fila per il pacchetto, proprio no."
Al termine mi sembrava di essere ubriaca; non avevo quella stanchezza che rende isterici, ma ero in palla, un po' distaccata dalla realtà, e non mi sembrava vero che fosse finita.
Poi ho pensato a tutti i pacchetti che avevo fatto in un mese - un milione? due milioni? - che sarebbero stati scartati, contemporaneamente, alla mezzanotte.
Il mio anonimo contributo alla festa degli altri.

3 commenti:

  1. un buon Natale, di cuore, te lo meriti!

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  2. Che poi fare il pacchetto dovrebbe essere una parte del regalo ma nessuno ha voglia di perderci tempo....peccato!!!! Mettiamola così, almeno si creano posti di lavoro!!!! Un abbraccio, buone feste e ......come stai????

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  3. A parte le facili battute sul lavoro che è un pacco, direi che fare la commessa o l'impacchettatrice a Natale è già abbastanza dure, ma farlo in nero in un posto così affollato come un ipermercato è da temerari (i tuoi datori di lavoro).
    Auguri a te e spero non ti capiti mai più.

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